Solo i miei pensieri sulla tecnologia e l'intelligenza artificiale, sul mercato del lavoro o in generale su qualsiasi cosa di nuovo che scopro.
Al TTG di Rimini ho trovato l'AI ovunque. Tra il lancio social di RedoMap, i dubbi sul futuro del lavoro da sviluppatore e Atlas of the Void, provo a capire dove sto andando.
Tra lutto, preoccupazioni economiche e sviluppo software, il lavoro diventa un rifugio. Con gli agenti AI conta saper delegare, progettare e riconoscere i propri errori.
SendVia, Spectre, gli holon, il lavoro di domani. In questo periodo mi si mescola tutto: poche risposte, tante idee e ancora voglia di costruire.
Un post su X mi ha riportato a un’idea che inseguo da tempo: un’intelligenza composta da pezzi, capace di riunirsi quando serve senza prendersi automaticamente tutto il potere.
Dai protocolli del web a link agli intenti, applicazioni temporanee e gruppi di agenti. Sto immaginando una rete in cui collaborazione, deleghe e autorità restano verificabili.
Il caso OpenAI e Hugging Face mostra perché la sicurezza degli agenti non può dipendere soltanto dal comportamento del modello. Sto cercando una risposta con Spectre, il Governed Act Model e una possibile estensione holonica ancora tutta da mettere alla prova.
L'AI rende l'output software economico, ma valorizza l'ingegneria affidabile. Nel 2026–2027 aspettatevi un'intensa produzione di codice guidata dall'AI e molto noise nel mercato;
Spiego come tengo delle piccole “guide” dentro il progetto per insegnare all’agente il mio stile, come faccio un reset del contesto quando la chat diventa un casino.
Le buone idee iniziano con una domanda in più.
Tocca la pioggia. Crea una piccola onda.